Il bianco di piombo, o biacca [articolo di Mimmo Ceccarelli]

La biacca, o bianco di piombo, fino a qualche anno fa era il bianco più usato nella pittura ad olio. Talmente importante che su questo blog ci saranno due articoli dedicati!
Iniziamo con questo eccellente articolo descrittivo del sempre più fondamentale Mimmo Ceccarelli, che ringraziamo sempre.
Per altre informazioni sui bianchi ad olio potete dare un’occhiata qui.

Composizione chimica: Carbonato basico di piombo. 
Formula: 2PbCO3 Pb(OH)2 
Numero CAS: 1319-46-6 
Colour-Index (Colour-name): PW1 
Altri nomi:
Bianco di piombo 
Bianco d’argento 
Bianco di Cremnitz 
Bianco di Kremser 
Bianco di Genova 
Bianco di Londra 
Bianco di Vienna 
Bianco Inglese 
Bianco di Venezia 
Bianco Olandese 
Cerussa 
Bianco di Nottingham 

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Periodo d’uso
Conosciuto ed utilizzato fin dai tempi più antichi è stato l’unico bianco disponibile, e comunque il più diffuso, fino al XIX secolo; in seguito, con l’inserimento in commercio del Bianco di Zinco (nel 1840 circa) e, nel XX secolo (1930 circa), del Bianco di Titanio, il suo impiego è parecchio diminuito fino quasi a scomparire del tutto. Oggi viene usato esclusivamente da alcuni pittori particolarmente legati alla tradizione e, seppur raramente, in lavori di restauro. In antichità è stato anche usato, dai greci e dai romani, a scopo cosmetico.

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Tossicità
Il piombo ha notoriamente spiccate proprietà nocive, ed è in grado di causare danni a seguito di accumulo progressivo nell’organismo. Tale patologia, nota come “saturnismo”, si manifesta con ben precisi sintomi. Quelli più diffusi, che indicano un avvelenamento cronico da piombo, sono: mal di testa, stanchezza, stipsi, diarrea, coliche, insufficienza renale, insufficienza epatica, anemia, disturbi gengivali, disturbi del sonno, dolori muscolari e tendinei, tremori, grigiore del volto e cardiopatia. 
Le persone che lavorano con i composti del piombo vengono generalmente sottoposte a controlli medici di routine, effettuati a scadenze regolari. 
Nell’uso artistico la principale via di intossicazione è l’inalazione del pigmento in polvere. I sintomi tipici possono presentarsi col tempo, senza che ci sia un effetto immediato derivante dall’esposizione. L’accumulo progressivo può portare a convulsioni, follia, coma e morte. 
La pericolosità della biacca in leganti oleosi è quasi del tutto annullata dall’assenza di polverulenza; ciononostante, l’utilizzo deve comunque avvenire con le cautele suggerite dall’esperienza e dal comune buon senso, senza mai dimenticare che si sta maneggiando un materiale velenoso. 

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Caratteristiche
Si tratta di un carbonato basico di piombo per quanto, nel tempo, la denominazione bianco di piombo sia stata riferita anche a un bianco costituito da carbonato basico di piombo e idrato/idrossido di piombo puro, nelle percentuali – rispettivamente – di 70% + 30%. 
Il pigmento risulta essere piuttosto coprente nei comuni leganti; da variamente semicoprente a coprente in leganti oleosi. E’ solubile in acido nitrico. A causa della sua tossicità, la vendita sottoforma di polvere è ormai praticamente proibita da tempo in parecchie parti del mondo, particolarmente in Europa e Stati Uniti. 
Se calcinato diviene prima massicot, quindi litargirio. Il termine cerussa, che è comunemente utilizzato come sinonimo di bianco di piombo, presenta in realtà alcuni elementi di differenziazione, in quanto la “cerussa” è un idrocarbonato basico di piombo. Un tempo le cerusse erano fortemente caricate, contrariamente al bianco di piombo: probabilmente nel XVII secolo con questa denominazione veniva indicato per lo più del bianco di piombo con una carica complementare di tipo argilla o carbonato di calcio. 
Viene prodotto ancora da alcune ditte che però lo utilizzano per la fabbricazione di colori pronti (in genere ad olio), di solito mescolandolo al bianco di zinco allo scopo di limitarne l’intrinseca filacciosità e la tendenza a scurire, tipica di questo pigmento. L’essiccazione è abbastanza veloce e produce un film molto elastico, di robustezza non raggiungibile con nessun altro bianco, che tuttavia tende a perdere di coprenza con il passare degli anni. (date un’occhiata a questo esaustivo e amplissimo test) Tende a scurire, a causa dell’azione delle tracce di acido solfidrico presenti nell’aria; infatti ossidandosi si trasforma in ossido di piombo marrone. Questa tendenza all’incupimento è molto più evidente quando questo bianco è utilizzato con leganti magri (pittura murale, tempera, etc.) ed in presenza di umidità. Per quanto riguarda la tecnica ad olio il problema della sua alterazione nelle mescolanze è meno evidente che nelle tecniche ad acqua, in quanto le particelle di pigmento sono protette dal legante grasso e difficilmente entrano in stretto contatto tra loro. È in ogni modo buona norma evitare miscele con sostanze contenenti zolfo e suoi derivati, che in alcuni casi potrebbero produrre un annerimento progressivo e irreversibile. Nell’affresco, come in tutte le tecniche ad acqua, è un pigmento fortemente sconsigliato, anche per una marcata refrattarietà a mescolarsi omogeneamente con l’acqua. Se adeguatamente utilizzata e difesa dagli agenti atmosferici la biacca è resistentissima, come possiamo noi stessi constatare dai quadri degli antichi maestri che se ne servirono con giudizio. 
Una caratteristica specifica della biacca è il suo basso tasso di assorbimento di olio. Essa richiede solo da 8 a 15 grammi di olio (a seconda della qualità del pigmento di base e del tipo di olio) per fare una pasta lavorabile con 100 grammi di pigmento. 
La reologia tipica della biacca, legata in solo olio essiccativo, ne impedisce la macinazione in assenza di cariche inerti, perché incapace – da sola – di produrre una pasta densa e lavorabile. Le cariche inerti più utilizzate per la sua produzione sotto forma di colore ad olio sono il bianco di bario e la calcite. 

Fabbricazione casalinga del pigmento ed altre notizie utili
Considerata l’alta tossicità della sostanza, la fabbricazione casalinga del pigmento è fortemente sconsigliata; ciò in linea generale, ma specialmente in assenza di un sito adatto, di conoscenze e manualità specifiche e di adeguata attrezzatura di protezione (tuta usa e getta, guanti monouso, mascherina, etc.). 
In considerazione di quanto sopra esposto, non fornirò – in questa sede – notizie utili per la fabbricazione casalinga. Coloro che vorranno cimentarsi potranno farlo procurandosi i testi necessari in libreria e le indicazioni sparse per il web. 
E’ pratica comune (ed accettata) della quasi totalità dei fabbricanti “tagliare” la biacca con solfato di bario (bianco di barite), allo scopo di facilitarne la macinazione ad olio. Tuttavia, nell’acquistare il colore in polvere, è più conveniente avere un pigmento puro, che potrà essere tagliato successivamente secondo le proprie esigenze e gusti. Un controllo empirico del pigmento acquistato può essere effettuato mettendone un po’ di esso in acido nitrico, sostanza nella quale la biacca è totalmente solubile: un residuo bianco confermerà la presenza di solfato di bario, e porterà a valutare un’aggiunta minore – o addirittura nulla – di ulteriori cariche inerti. 

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SICUREZZA – LEGGERE ATTENTAMENTE QUESTA SEZIONE
Non tutti i pigmenti sono nocivi, ne esistono parecchi del tutto innocui, ed in alcuni casi commestibili. Ad ogni modo, è buona norma ed abitudine, e per inciso anche professionalmente corretto, manipolare qualsiasi pigmento in polvere come se fosse pericoloso. Tenere presente che: 
– un qualsiasi colore è sempre più pericoloso se sotto forma di pigmento, rispetto allo stesso colore in pasta; 
– alcuni colori, generalmente innocui se in pasta, sono dannosi se sotto forma di pigmento; 
– quando si maneggiano pigmenti, usare sempre le minime precauzioni di prevenzione (guanti e mascherina); 
– in caso di pigmenti particolarmente pericolosi (a base di metalli pesanti o sostanze palesemente nocive) usare, oltre ai guanti ed alla mascherina, una cuffia di sicurezza, occhiali e tuta usa e getta. Nel dubbio, adottare le massime misure di sicurezza, oppure EVITARE DI MANEGGIARE LA SOSTANZA; 
– laddove possibile, usare sempre un adeguato sistema di estrazione/ventilazione in ambiente chiuso; 
– non mangiare, bere, fumare durante la manipolazione dei pigmenti. A fine manipolazione lavarsi bene le mani, anche se si sono usati guanti protettivi. 

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