Il bianco nella pittura ad olio: test comparativo

Diceva Rubens: “Il colore bianco è veleno per un quadro: usatelo solo per i dettagli luminosi.” il bianco nella pittura ad olioe se lo diceva lui (che non era esattamente l’ultimo degli scemi) io ci credo.
Purtroppo, nessuno di noi è Rubens e, da comuni mortali, siamo costretti a usare il bianco continuamente; soprattutto ad usare il bianco nella pittura ad olio (nell’acquerello non ce n’è di bisogno e siccome sono un purista odio vedere quei godet/tubetti di “bianco di china” in tutti i set di colori per acquerello. La ritengo una violenza e prima o poi denuncerò qualcuno).

Dicevamo del bianco nella pittura ad olio… Ebbene sì, è un colore indispensabile, probabilmente un po’ troppo utilizzato, ma è anche vero che semplifica molto la vita e siccome, ancora una volta, nessuno di noi è Rubens, non ha molto senso dannarsi l’anima cercando di usarlo di meno: ricordiamoci che dipingere deve essere un’esperienza rilassante e piacevole quindi godiamoci i nostri bianchi in serenità, che tanto lo stereotipo dell’artista tormentato e mezzo esaurito ha perso efficacia e per rimorchiare le donne non va più bene (vale anche per chi vuol rimorchiare uomini).

Siccome sono al secondo paragrafo e già ho usato una quantità enorme di incisi e subordinate direi che è il caso di iniziare a fare sul serio (se siete già arrivati a leggere fin qui senza mettere il blog nella black-list avete la mia stima).

Io parlo di “bianco nella pittura ad olio” come se ce ne fosse solo uno ma in realtà esistono molti (troppi?) tipi diversi di bianco. Oltretutto non sono nemmeno tutti bianchi allo stesso modo. Naturalmente sono fatti da pigmenti diversi. O macinati in modo diverso. Palesemente mesticati con olii diversi. Inutile dire che alcuni prodotti fanno piangere di rabbia e altri di gioia.
Insomma, è un casino.

Essenzialmente nella pittura ad olio moderna abbiamo (avremmo) solo due bianchi diversi, ossia il Bianco di Titanio e il Bianco di Zinco. Spendiamo due parole su di loro.

Breve nota di lettura: i vari pigmenti (ossia le sostanze che costituiscono fisicamente un colore) sono classificati e organizzati attraverso un sistema internazionale di sigle. Ogni pigmento ha una sua sigla specifica, ad esempio, il Bianco di Titanio ha come sigla PW6: Pigment White N°6 (pigmento bianco N° 6), il Rosso di Cadmio PR108: Pigment Red N° 108 (pigmento rosso n° 108), e così via. Un sito bellissimo con la lista di tutti i pigmenti, il loro uso, le loro caratteristiche, ecc è Color of Art Pigment Database.

Bianco di Titanio: il Biossido di Titanio (PW6) è il bianco più usato in assoluto, bianco che più bianco non si può (parafrasando una vecchia pubblicità), di tono completamente neutro. Molto coprente, completamente non tossico, economico, forma una pellicola pittorica robusta e va d’accordo con qualsiasi colore. A seconda di come viene macinato e mesticato può avere dei tempi di asciugatura molto lunghi; inoltre col tempo tende a diventare un po’ farinoso nel tubetto. Questi problemi sono solitamente risolti aggiungendo una parte di Bianco di Zinco all’impasto, quindi, oggigiorno, la quasi totalità del bianco di titanio ad olio contiene una percentuale (piuttosto variabile ma solitamente piccola) di Bianco di Zinco. A tale proposito non c’è motivo di gridare allo scandalo: è un’aggiunta necessaria per avere un colore che funzioni.
Trattasi di un colore estremamente sfacciato ed invadente, che tende a smorzare tutti i colori con cui viene miscelato anche in piccolissima quantità: abbiate quindi cura di utilizzarlo il più tardi possibile nella stesura di un dipinto, per non rischiare di ritrovarvi con tutti i colori “candeggiati”.
Una piccola, ma interessante biografia del Bianco di Titanio la trovate qui.

Bianco di Zinco: l’Ossido di Zinco (PW4), costituente principale anche della famosa pomata (o “pasta”) per gli arrossamenti cutanei (per carità, i due prodotti NON sono intercambiabili!!! Ho solo voluto riportare una curiosità!!) è un bianco di tono freddo, molto più sobrio del fratello maggiore : schiarisce le tinte con meno sfacciataggine ed è completamente non tossico, di media/bassa coprenza, economico e dalla consistenza fluida e piacevole, anche lui va d’accordo con tutti gli altri colori. Ha dei lunghi tempi di asciugatura, non ha una grande resistenza agli agenti atmosferici e forma un film pittorico non molto robusto (se steso a grosso spessore può creparsi o sfarinare col tempo). Quest’ultimo difetto gli ha valso una pessima fama con delle vere e proprie campagne anti-zinco e movimenti di pittori volti a boicottare questo pigmento additandolo come il Vero Veleno della pittura moderna (stè robe le hanno innescate gli americani, popolo notoriamente sempre sobrio e moderato). In realtà, se formulato correttamente e impiegato con intelligenza è un ottimo colore, in grado di resistere tranquillamente.
Un paio di notiziole in più le trovate qui.

Se le cose stessero solo così il discorso sarebbe davvero semplice. Per fortuna (o purtroppo) ci sono anche altri pigmenti bianchi oltre a tantissime variabili in gioco e agendo su queste si possono ottenere colori e prodotti molto diversi.

Ad esempio…
Fino a una trentina d’anni fa uno dei bianchi più utilizzati era il Bianco d’Argento (conosciuto anche con una sfilza di altri nomi quali Bianco di Piombo, Biacca, Cerussa, Bianco di Cremnitz/Genova/Londra/Vienna/Roccacannuccia/altracittàacaso, Bianco Olandese, ecc). Era il bianco usato dai Grandi Maestri nonché il primo bianco disponibile per la pittura ad olio. Purtroppo però, essendo il pigmento derivato dal piombo (Carbonato Basico di Piombo, PW1), ha una certa tossicità; tossicità non tanto orientata all’utilizzatore finale (a meno che non lo si mangi) quanto agli operai che dovevano produrre il pigmento: lavorare con composti del piombo polverizzati non è esattamente una roba salutare, soprattutto nel lungo periodo.
Insomma, si decise di limitare la produzione ai soli prodotti per restauro e abbatterne la diffusione ingabbiando la vendita al dettaglio in una marea di regolamentazioni di sicurezza. Ad oggi è un colore virtualmente assente dal mercato italiano ed è possibile trovarlo a prezzi mostruosi solo in alcuni paesi europei prodotto da poche aziende quali Blockx, Winsor & Newton, Vasari e poche altre.
Com’era questo bianco? Bè, come coprenza si posiziona esattamente a metà tra Titanio e Zinco, forma un film pittorico di robustezza estrema che però col tempo tende a perdere coprenza e potenzialmente potrebbe tendere all’inscurimento, sia per il contatto con l’atmosfera che quando miscelato a colori contenenti Zolfo (ad esempio il Cinabro). Tipica la sua consistenza filacciosa, il tono leggermente caldo e una sorta di “perlescenza” nel colore fresco. Insomma, un bianco molto affascinante sia per valore storico che per comportamento pittorico. Se volete sapere tutto su questo colore vi esorto a leggere l’articolo del mitico Mimmo Ceccarelli che trovate qui

Vista la grande storia di questo bianco nella pittura ad olio, dopo il taglio della produzione cominciarono a fioccare le imitazioni, la maggior parte delle quali prevedeva una semplice miscela di bianco di zinco e bianco di titanio fino a raggiungere la coprenza intermedia tipica del Bianco d’argento, ignorando completamente la consistenza e la resa del colore originale.
Ad oggi la situazione è praticamente immutata e tutte le imitazioni fanno fondamentalmente pena.
L’unica che ha fatto qualcosa di valido è stata Schmincke, è un prodotto difficilmente reperibile ma potete vederlo qui

Esistono anche altri pigmenti bianchi ma non sono utilizzati nella pittura ad olio, bensì in altre tecniche (tempere, acrilici, affresco, ecc) per vari motivi. Alcuni di questi bianchi possono essere utilizzati però come “eccipienti” nella realizzazione di altri colori ad olio: migliorano la stabilità, o modificano la coprenza, o migliorano l’impasto.. insomma, possono influire su tante caratteristiche. Il loro uso è giustificato perchè tali “bianchi”, quando vengono diluiti in olio diventano trasparenti (si spiega con un motivo fisico che ha a che fare con gli indici di rifrazione ma sono sicuro che non avete voglia di impararlo. Di sicuro io non ho voglia di spiegarlo) quindi non incidono sulla tonalità finale del colore (almeno finchè utilizzati con intelligenza…).
Ma ovviamente qualcuno ha avuto IL colpo di genio e ha pensato bene di prendere uno di questi bianchi (il PW18 per la precisione, che è del semplicissimo gesso), mischiarlo con della polvere di marmo e presentarlo come un bianco ad olio dalla consistenza bella “grezza”, mettendo sul mercato una delle più infime porcherie che l’uomo ricordi. Il qualcuno è Maimeri e il prodotto è la “Terra Bianca di Carrara” (il cui incauto acquisto mi ha configurato come bersaglio prediletto per il pubblico ludibrio della comunità artistica italiana).
Un bellissimo colore: coprenza nulla, opacità nulla, strapieno di olio, pieno di granuli che stridono e graffiano, tempi di asciugatura geologici, ingiallisce dopo 20 minuti e non serve assolutamente a nulla.

Prima accennavo alle innumerevoli variabili che si possono modificare per ottenere diversi risultati finali. Una di queste variabili è la granulometria con cui viene macinato il pigmento: in linea di massima, modificandola si possono alterare le capacità coprenti del colore finale. Così è addirittura possibile prendere il bianco di titanio (il più coprente), macinarlo ultrafino e farlo diventare semitrasparente. Lo ha fatto Schmincke con il suo Translucent White nella linea Norma. Un bianco davvero particolare, difficile da spiegare se non lo si ha sottomano… diciamo che è ottimo per raccordare alcune zone nelle fasi finali di un dipinto. Consistenza liscia e sottile, poco coprente, asciuga bene e tende ad aumentare la scorrevolezza di tutti i colori con cui lo si vuol mescolare.

Ancora (e poi concludo questa disamina) a proposito di bianchi ottenuti mischiando zinco e titanio, troviamo i “superbianchi”. “Super” perchè sono davvero i più bianchi. Ammetto di saperne pochissimo e sconosco completamente il motivo per cui siano presenti sul mercato. Tempo fa comprai il Superbianco Rapido Maimeri (secondo me avrebbe dovuto accelerare i tempi di asciugatura delle grisaglie fatte in scala di grigio). Ora, io spero che gli altri superbianchi non siano come questa roba che esce dal tubetto. Bianco è bianco eh?, per carità! Super coprente (più del titanio). Asciuga pure abbastanza in fretta. Ma, mannaggia a non so chi, sembra stucco da carrozziere! Duro, rigido, mi verrebbe da dire “polveroso”, come se fosse stato macinato troppo grossolanamente e non avesse preso bene l’olio.
Tuttavia potrebbe semplicemente essere colpa mia che lo uso nel modo sbagliato e in realtà è stato pensato per qualche altro scopo (se lo conoscete scrivetemi pure).

In questo breve excursus sul bianco nella pittura ad olio è d’uopo ricordare che non tutti questi bianchi sono “bianchi” allo stesso modo: alcuni hanno una lieve sfumatura azzurrina, altri un tenue sottotono avorio, ecc. Ciò dipende sia dal pigmento utilizzato, sia da altre caratteristiche chimiche (come la varietà del pigmento), sia dall’olio con cui sono miscelati. Ultimamente c’è la tendenza ad evitare di utilizzare l’olio di lino per mesticare i bianchi a causa della sua leggera tendenza all’ingiallimento e alcune ditte usano l’olio di cartamo, altre il papavero (blockx), altre un mix di olii non specificato (Schmincke).

Adesso veniamo alla parte divertente!
Ho testato per voi ben sette tipi diversi di bianco e adesso vi beccate i risultati.
I bianchi testati sono:
Bianco di Titanio Schmincke Norma (PW6, PW4)
Bianco Traslucido Schmincke Norma (PW6)
Bianco d’argento imitazione Schmincke (PW6, PW4)
Superbianco Rapido Maimeri Classico (PW6, PW4)
Bianco di Zinco Maimeri Artisti (PW4)
Terra Bianca di Carrara Maimeri Terre Grezze d’Italia (PW18)
Bianco d’Argento originale Blockx (PW1)

Lasciamo parlare le immagini:

Bianco nella pittura ad olio Raciti Alfio

Nella foto sopra è facile notare immediatamente sia la differente coprenza (guardate le differenze tra primo, terzo e quinto colore), sia le sottili variazioni di colore (notate la differenza tra zinco e argento e l’ingiallimento spaventoso della terra bianca), sia le strutture della pasta (la Terra di Carrara con tutti i suoi granuli, lo “stucco” del superbianco maimeri, la morbidezza dell’argento imitazione Schmincke).
I tempi di asciugatura (al tatto) vedono in testa un terzetto formato da Superbianco Rapido, Translucent White e Argento imitazione (2 giorni), poi Argento vero e Zinco (4 giorni) seguiti dalla Terra Bianca (5gg). Fanalino di coda il Titanio (6 giorni).
Le cose cominciano a essere più chiare, eh?

Raramente i bianchi si usano da soli, quindi è importante vedere come possono influenzare i colori con cui sono mescolati. Confesso di aver pensato e ripensato a lungo a quale colore scegliere per fare il test.
Per fortuna non sono mai solo:
IO: “non so proprio quale colore usare per questo test..”
CC: “che test? Che me sò persa??”
IO: “sta roba che sto scrivendo, il bianco nella pittura ad olio..”
CC: “usa il blu ftalocianina e te sei cavato dagli impicci”
IO: “no, troppo potente”
CC: “eccerto, te piacesse mai na cosa che dico io. Prova il Rosso Pirrolo, quer colore me piace na cifra!”
IO: “no, lo conosco troppo poco. Ci vuole qualcosa di più lineare, monopigmento, di qualità eccelsa per non interferire con le caratteristiche del bianco..”
CC: “ce lo so io ce lo so! Un Rosso di Marte!! Semplice, potente e ben fatto. C’havemo er Rosso de Venezia Old Holland, che nun c’entra na mazza col rosso di venezia vero ma è fatto co tutti li crismi.”
IO: “Bingo! Brava CC!”
CC: “Nun me meriti…”

Quindi ora vedrete come si comportano questi bianchi mescolati al Rosso di Venezia Old Holland (PR 101).

Bianco nella pittura ad olio Raciti Alfio

 

Il colore originale lo vedete in basso a destra.

Notate come il bianco di Titanio e il Superbianco abbiano completamente smorzato il tono, mentre Zinco e Argento (soprattutto quello originale) siano stati molto meno invadenti. Terra di Carrara e Bianco Traslucido invece hanno avuto effetti minimi.

Ora vediamo come sia stata modificata la struttura fisica del colore in questa serie di immagini ravvicinate:

Bianco nella pittura ad olio Raciti Alfio
Terra Bianca di Carrara Maimeri: notare la granulosità conferita all’impasto. “merito” della polvere di marmo.
Bianco nella pittura ad olio Raciti Alfio
Argento Blockx. La struttura è molto liscia e riflette quella del rosso di venezia.
Bianco nella pittura ad olio Raciti Alfio
Imitazione argento Schmincke. Un colore estremamente liscio e morbido. Forse troppo..
Bianco nella pittura ad olio Raciti Alfio
Superbianco rapido Maimeri. Ecco una struttura rigida e opaca. Il comportamento del Rosso di Venezia è stato snaturato
Bianco nella pittura ad olio Raciti Alfio
Titanio Norma. Un impasto perfettamente in linea col colore originale, fermo e coerente.
Bianco nella pittura ad olio Raciti Alfio
Traslucido Norma. Struttura perfettamente analoga al Rosso di Venezia.
Bianco nella pittura ad olio Raciti Alfio
Bianco di Zinco. Impasto un po’ assottigliato e lento, molto scorrevole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un altro paio di immagini per poter fare dei confronti diretti:

Bianco nella pittura ad olio Raciti Alfio

Bianco nella pittura ad olio Raciti Alfio

 

Dopo tutte queste chiacchiere credo sia palese che davvero non tutti i bianchi sono uguali.

Mi piacerebbe sapere qual è il vostro bianco nella pittura ad olio (o i vostri) e se vi va potete lasciarmi un commento qua sotto. Oltretutto (le buone notizie non finiscono mai), se l’articolo vi è piaciuto, potete anche condividerlo sui vostri social preferiti grazie ai pulsanti che trovate qui in calce.

Statemi bene!

 

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