Io e le mie matite..

Immagino che tutti abbiano approcciato il mondo del disegno attraverso l’uso della matita, sia essa colorata o in grafite.matite-derwent-alfio-raciti-eternalhand Sin da prima dell’asilo infatti pasticciavamo fogli su fogli con questo bastoncino di legno capace di lasciare tracce di tutti i tipi. Crescendo, la maggior parte di quelli che avevano talento si avvicinava il prima possibile pennelli e tubetti per “fare sul serio” e solitamente l’ultimo approdo era la pittura ad olio, considerata un po’ un punto di arrivo…

Per me non fu così. Io le mie matite non le ho mai abbandonate, anzi ne ho fatto il principale mezzo espressivo e questo vale per tutte le tecniche secche: pastelli, crete, carboncino, sanguigna, ecc. Sono strumenti che trovo estremamente pratici e maneggevoli e soprattutto mi consentono di raggiungere un livello di dettaglio che non sono capace di ottenere con i pennelli. In effetti non sono molto tagliato per l’uso del pennello, probabilmente perchè, sbagliando terribilmente, mi ostino a volerlo considerare come una matita flessibile e quindi lo adopero di conseguenza. Ottenendo risultati non proprio incoraggianti.
Una cosa che mi piace particolarmente delle matite colorate è la capacità di adeguarsi alla mia ispirazione del momento; le matite non vogliono l’immediatezza e la velocità dell’acquerello nè l’approccio meditato e i tempi lunghi dell’olio. Semplicemente, se sono di buona lena posso completare un lavoro nel giro di un paio di giorni, altrimenti, se per qualche motivo non sono in vena, posso posare tutto e riprenderlo quando mi pare, poco importa se dopo 10 minuti o dopo un anno: lo ritroverò esattamente come l’ho lasciato e posso continuare come se niente fosse. Certo, pagano lo scotto di essere poco adatte a uno stile d’impressione (terreno in cui l’acquerello regna sovrano), ma il vantaggio di essere una tecnica utilizzabile ovunque, sempre “pronta” e che non richiede troppa attrezzatura colma abbondantemente il gap.
Un difetto importante però ce l’hanno. Anzi, ne hanno due.matite-Alfio-raciti-eternalhand
Principalmente sono uno strumento estremamente vincolato alla carta utilizzata: se hai un certo tipo di aspettativa in testa ma sbagli carta, bè, è finita. Purtroppo è un problema che si può risolvere solo con l’esperienza e con tante, tante prove, complicato dal fatto che esistono molti tipi di matite diverse (come vedremo più avanti) e che ognuna preferisce carte diverse. Una carta che si “stanca” presto (ossia perde la sua struttura con poche passate di colore) può essere un ostacolo assolutamente insormontabile per ottenere sfumature e lavorazioni realistiche. Una carta a grana troppo spessa si rivelerà estremamente difficile da riempire per bene e porterà all’esasperazione il più paziente degli artisti. Così come carte troppo lisce mal si adattano alle matite pastose, poichè non offrono il sufficiente grip.
Insomma, scegliere bene l’accoppiata carta-matita significa avere metà opera pronta.

Altro difetto delle matite è la loro estrema diversità di resa in funzione della qualità (caratteristica condivisa con gli acquerelli). Ferma restando quella che forse è l’unica regola ferrea dell’arte, ossia che un bravo artista riuscirà a produrre qualcosa di bello anche solo con un rossetto e un foglio di giornale, per ottenere certi risultati con le matite non ci si può affidare a marchi economici, non ci sono scuse.

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Test comparativo per il Rosso Scarlatto. Dall’alto in basso: “Giotto”, “Stabilo”, “Derwent Artists”

Le “Giotto”, le “Elios”, le “Stabilo”, buona parte della produzione “Faber Castell”, semplicemente non sono strumenti validi. Ricordo che tanti anni fa usavo le Giotto e delle Faber Castell acquerellabili; quando provai la prima Derwent mi si aprì un intero mondo! Il tratto era pieno, corposo, pigmentato per bene, non una tenue linea pallida rosa, per esempio, con piccole pagliuzze rosse. Da allora disegnare e colorare diventarono per me qualcosa di più serio.

Poichè sono sicuro che ve lo stiate chiedendo mi esprimo subito.. matite colorate valide le si ritrova principalmente sotto tre marchi: “Derwent”, “Caran D’ache” e “PrismaColor”, a cui aggiungo le Pitt-Pastel prodotte da “Faber-Castell”. Altro in giro non c’è.
In un prossimo articolo vedremo di fare chiarezza sulla terminologia degli strumenti secchi, così da ridurre un pò di confusione tra “pastelli”, “matite”, “gessetti”, ecc.
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