Recensione “Colore: una biografia”

Leggere mi piace molto. Di solito vado a periodi durante i quali mi interesso di argomenti diversi poichè sono un forte estimatore delalfio raciti recensione colore una biografia di philip ball detto “più sai, più vali”. Un limite a ciò può essere identificato nel fatto che per “sapere” qualcosa di solito non basta leggerlo su un libro (fanno eccezione le poesie e i volantini di offerte dei centri commerciali) ma sarebbe opportuno metterci le mani dentro.

Purtroppo non sempre è possibile quindi ci accontentiamo. Seguitemi in questa nuova recensione di “Colore: una biografia”.

Ultimamente ho provato molta curiosità nei confronti del colore e di come funzioni, quindi, come da mia abitudine, ho cercato qualche libro in grado di soddisfare la mia curiosità e mi sono imbattuto in “Colore: Una biografia” di Philip Ball, un saggio scritto addirittura da un chimico! Senza dubbio si tratta del libro che fa per me!
Le premesse sono entusiasmanti: un chimico col pallino della pittura ci parlerà della storia dei pigmenti, del loro uso e delle loro proprietà. Ok, magari non sarà una lettura scorrevolissima ma caspita, ci sarà tutto.

Così mi fiondo sulla lettura del libro già pensando di fare una recensione di “Colore: una Biografia”.
In effetti il timore di una lettura non particolarmente scorrevole è presto confermato… Del resto si tratta di un saggio, quindi le informazioni sono tante e la forma di scrittura non è certamente pensata per un pubblico mainstream.
recensione-colore-una-biografia-ball-alfio-racitiL’autore ci guida nel mondo del colore partendo dalle basi, ossia come si origina fisicamente la percezione del colore, come lo “registriamo” a livello di occhio-cervello e come questa percezione è alterata dalle diverse variabili. Successivamente inizia un percorso che va dalla preistoria ai giorni nostri avendo come filo conduttore solo il Colore e i modi di ottenerlo: inizia così la trattazione sui pigmenti dalle terre minerali usate dai primi ominidi ai più moderni pigmenti sintetici realizzati con consapevolezza.

Di tanto in tanto Philip Ball si diletta nell’accorpare all’evoluzione del colore anche un po’ di storia dell’arte e narra diversi aneddoti riferiti a molti grandi Maestri del passato, alle loro tecniche, alle loro fisse in termini di tavolozze e colori.

Decisamente tutto molto bello.

Prima di proseguire mi preme chiarire un punto: il libro non è per tutti e non è da considerarsi come una lettura da “divulgazione scientifica” (malgrado gli sforzi dell’autore) ma come un testo da affrontare solo se si ha una minima conoscenza della Chimica Organica altrimenti la sua lettura sarà ben presto interrotta o, in ogni caso, praticamente inutile perchè privata della parte più tecnica.

Ball ha tentato di rendere la chimica dei pigmenti accessibile a tutti ma, a mio parere ha fallito in pieno in entrambi gli aspetti. Il testo infatti si rivela troppo tecnico per chi è digiuno di chimica e, contemporaneamente, troppo poco approfondito per chi invece cercava qualcosa di professionale.
Per quanto mi riguarda ho fatto un’overdose di chimica all’università e speravo quindi di aver trovato un saggio fortemente incentrato sull’argomento. Bè, sono rimasto piuttosto deluso.
Dal punto di vista prettamente artistico avrei volentieri fatto a meno di leggere i tentativi di Critica d’Arte che spesso si trovano nei vari capitoli (soprattutto quando si occupa del periodo dell’impressionismo alcuni capitoli sono praticamente solo di critica).
Altra cosa che proprio non ho capito è l’inserimento di ben due capitoli sulla stampa in tricromia e sulla fotografia… insomma… Il libro si intitola “Colore”, è scritto da un chimico, promette di parlare di pigmenti: che mi frega dei metodi di stampa e di come funziona il monitor di un PC??
Due capitoli evitabilissimi.

Altra cosa che non mi è piaciuta (ma è una mia fissa in tutti i libri) è la presenza delle note a fine libro con conseguente continuo “avanti-e-indietro” di pagine e il raggruppamento delle immagini a colori in 3 gruppetti di pagine (con ulteriore avanti-e-indietro): rende la lettura estremamente scomoda e spezzettata.

Tuttavia questa recensione di “Colore: una biografia” non è così negativa come potrebbe sembrare finora.

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Dal benzene all’anilina: nitrazione e riduzione

La carne al fuoco è tanta e l’argomento è tutto sommato ben affrontato per circa 3/4 di libro (le parti su stampa e fotografia le stronco decisamente) con moltissime chicche sulla nascita di colossi attuali come Bayer e BASF, interessanti rivelazioni su come la ricerca del colore abbia avuto un ruolo primario nella ricerca farmaceutica e molto altro ancora.

Concludendo…
“Colore: una biografia” è un libro che consiglio a chiunque abbia una minima conoscenza della chimica e voglia scoprire qualcosa in più riguardo la storia dei pigmenti utilizzati in pittura, basta non partire col desiderio di avere un testo di Chimica del Colore perchè in quel caso si rimarrebbe fortemente delusi.
Viceversa, lo sconsiglio fortemente a chi voglia solo imparare qualcosa sui colori che si ritrova sulla tavolozza e non ha una preparazione scientifica: la lettura sarebbe davvero un tedio e certamente sarebbero soldi sprecati.

Se qualcuno di voi l’ha letto sarei felice di scambiare ulteriori pareri! Quindi lasciatemi un commento qua sotto e condividete la recensione sui vostri social: facciamo un po’ di pettegolezzi colorati!!

 

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