“Tre cani”, lavoro su commissione…

Una delle cose più difficili è lavorare a partire da foto pessime.
La committente per questo quadro ha scelto il formato massimo (60×30) inviandomi la foto via email (foto figlia unica di madre vedova, senza alternative, scatto singolo e, per buona misura, tutti e 3 i cani erano passati a miglior vita).

Una pessima foto e un grande formato si sposano sempre male.

La foto era scarsa come composizione, troppo lineare e centrata, con una pessima esposizione e inoltre i cani erano venuti malissimo: quello in primo piano si è mosso durante lo scatto e tutta la testa era “introvabile”, l’Husky aveva gli occhi chiusi.

Ma vista l’unicità dello scatto si doveva fare di necessità virtù (anche se a volte mi chiedo chi me lo faccia fare..).

Innanzitutto ho allargato la composizione aggiungendo spazio sulla sinistra per cercare di dare un minimo di equilibrio.
Successivamente ho lavorato di fantasia per “tirar fuori” la testa del pastore belga in primo piano. Avere a che fare con un formato grande e una foto scarsa di dettagli sui soggetti è una vera pena.. un formato più piccolo avrebbe consentito maggior equilibrio e “ammortizzato” la pessima foto iniziale; in questo modo invece ho dovuto inventare dettagli su dettagli di un cane che manco conoscevo.

La procedura oramai la conoscete anche voi: griglia, disegno a matita morbida, alleggerimento con gomma pane e poi via col colore.
Stavolta ho usato questa carta Canson vergata e piuttosto pesante (vi ricordate di lei?) che mi ha lasciato fortemente scontento: a dispetto del peso e della struttura si è rivelata delicatissima, spellandosi per un nonnulla e facendomi impazzire a dosare ogni-singolo-colpo-di-matita. Davvero pessima.

Il risultato..

tre-cani-pastore-belga-husky-meticcio-ritratto-alfio-raciti
Tre Cani – 60×35 2014
Matite colorate Derwent Drawing e pastelli morbidi Talens Rembrandt su carta Canson

Tre cani abbastanza anonimi (non ho nemmeno avuto un descrizione dei loro caratteri, un dettaglio che fa tanto comodo) su uno sfondo che ho vivacizzato per spostare un po’ l’attenzione dal primo piano.
Non mi piace lavorare così, la qualità del lavoro finito ne risente parecchio.

 

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